Caratteristiche contrastanti di un vecchio commerciante di suini.
L’uomo col cappello ,nominato nella preghiera, lo aveva incontrato quando era già avanti con gli anni, un giorno mentre andava al mercato di Zero Branco ed era già , come al solito un pò in ritardo. Il tale guidava una 1100 Fiat ,targata Treviso alla velocità di circa 30 Km all’ora tenendosi piuttosto al centro della carreggiata , incurante degli strombazzamenti degli automobilisti incolonnati dietro di lui. Era una calda giornata di Luglio, la temperatura esterna era di circa 40 gradi , quella intena alla testa di Jio era molto più alta. Non appena Jio ,che dopo vari avventurosi sorpassi era finalmente giunto dietro la 1100, tentava di sorpassare, dall’opposto senso di marcia arrivava strombazzando
un gigantesco Tir alla velocità del suono. Più volte dovette desistere dalla manovra di sorpasso, finchè finalmente dopo circa 30 minuti potè affiancarsi alla vettura. Non sorpassò , ma appoggiò la mano sinistra sulla fiancata dell’auto e si mise a gridare ripetendo a squarciagola una bestemmia , una sola , sempre la medesima , null’altro gli usciva di bocca.La bestemmia o i porchi , come si diceva in tombolano non si dicevano, non si pronunciavano, ma si tiravano. Si tiravano su verso il cielo e facevano venire giù le divinità e i santi. ” Go tirà tanti de chei porchi , che xe vignùo zo el Signore , la Madona , e anca S. Giusepe”. Era insomma un atto titanico con il quale si chiamava la Divinità a prendere visione di persona che le cose non andavano come avrebbero dovuto. Un confronto diretto se vogliamo fra la Divinità e il tombolano . “Ma te par proprio de averle fate ben ste robe ,Ti che ti si onnipotente?…
Ogni tanto lasciava completamente il volante e mulinava , incurante del traffico , il braccio destro descrivendo minacciosi giri nell’aria cercando di arrivare, con la mano chiusa a pugno, il più vicino possibile al naso del suo interlocutore e accompagnava ogni giro con la solita bestemmia. ” Aaaahhhhhh” continuava ad urlare con quanto fiato aveva in corpo. L’uomo col cappello proseguiva imperterrito la sua marcia a 25 all’ora fissando un punto lontano all’orizzonte, come se il caso non fosse stato suo, col cappello che sembreava sempre più calcato sopra le orecchie. Ormai Jio era entrato con tutta la testa , attraverso il finestrino aperto , nell’abitacolo dell’altra vettura, con le vene del collo che sembravano oleodotti e l’unico occhio iniettato di sangue continuava a lanciare il suo grido di dolore, non trovando nessun altra parola per esprimere ciò che provava , ” Aaaaaaaahhhhhhhh ” : Gli sembrava in quei momenti che quell’uomo rappresentasse tutti gli impicci che aveva dovuto incontrare nella sua vita . Lui che aveva dovuto arrangiarsi da solo fin dalla più tenera infanzia, continuava ad urlare contro la burocrazia, i ruji vari, gli intrighi, gli intralci, gli impiegati, le marche da bollo, l’USL, gli uffici del comune con gli impiegati che sembrano aver dedicato tutta la loro vita ad infastidire il prossimo e ad aspettare l’ora di timbrare il cartellino . “Aaaaaahhhhhh” gridava , c’era qualcosa di titanico , di nobile , di rispettabile in quel grido: l’estrema protesta dell’ultimo rappresentante di una razza libera di commercianti che stava combattendo la sua battaglia già persa. Dopo quell’urlo rimase completamente afono per tre settimane , ma evitò una sicura ulcera gastrica. Alle porte di Zero Branco , l’intera colonna di macchine che si era formata dietro alla 1100 dell’uomo col cappello si fermò , tutti scesero e tributarono a Jio , 10 minuti buoni di applausi . Fu la prima standing ovation della sua vita. . Nei pomeriggi dei giorni feriali , dopo il mercato, Jio andava al Bar da Angelin, si sedeva
davanti al televisore e assieme al Moro Ukare , un altro terribile spaccamontagne come lui e assisteva ai cartoni animati di Haidi la bambina dei monti. I due piangevano come vitelli davanti alle avventure della povera bambina singhiozzavano da far straziare il cuore . “Se trovo la putana dea signora Mittermaier ghe fò mì un pittàro cussì” E con le mani
disegnava un gran cerchio nell’aria fumosa del bar.
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