Differenza tra sinèddoche ed ossìmoro.

                     

 

La sinèddoche è una figura retorica che consiste nell’uso in senso figurato di una parola che designa una parte importante per il tutto. Ho sempre amato la sinèddoche, fin da bambino, ma soprattutto durante l’adolescenza.  Quale miglior sinèddoche: “Viva la sinèddoche che Iddio la bebèddoche”.

Ho talmente amato la sinèddoche tanto da non comprendere come certa gente potesse preferirle l’ossimoro. L’ossimoro è un’altra figura retorica che consiste nell’accostamento di due termini in forte antitesi tra di loro. Ebbene per me era stupefacente sapere che c’era gente che preferiva l’ossimoro alla sinèddoche. Al mio paese” Tombolo” molti la pensavano come me, tanto che, qualche volta, si sentivano anche per strada dei giovani dire ad alta voce: “ Ciao bea sinèddoche” e dopo fischiare. A tal proposito mi piace ricordare la storia del mio amico d’infanzia Carlo Comba.

. Carlo ,che all’epoca dei fatti aveva 17 anni si era perdutamente innamorato della  commessa di un negozio di articoli sportivi, era una delle cotte più brutte che si fossero mai viste,Carlo voleva passare il resto della vita in contemplazione di quella splendida ragazza, soffrire all’ombra in attesa di un suo cenno, di un suo sorriso. Da mesi ormai la pedinava di nascosto, sapeva tutto di lei,le sue abitudini , i suoi gusti, ogni piccolo gesto di lei lo faceva trasalire. Era così innamorato che aveva paura di incontrarla veramente perchè secondo lui scendendo sul piano del reale, tutto avrebbe potuto rovinarsi, diventare banale, ma poichè aveva cominciato a deperire, non mangiava più, non studiava , non dormiva la notte,gli amici più intimi lo convinsero a tentare un approccio. L’incontro avrebbe dovuto sembrare casuale, così dopo giorni di appostamenti osservarono che ogni sera dopo l’orario di lavoro la ragazza si fermava sempre nello stesso bar per scambiare due chiacchere con l’amica cassiera. Così alle 19.01 precise venne organizzato l’abboccamento nei pressi del bar. Colombo si vestì con un elegante cappotto bleu, giacca grigia,cravatta grigio perla,profumo Pier Cardin per uomo e si preparò anche spiritualmente ad incontrare il suo amore, da quell’incontro sarebbe infatti dipeso tutto il resto della sua vita. La vide da lontano, effetivamente Santina, così si chiamava la ragazza , era un autentico schianto, si muoveva con una sapienza così antica e naturale che avrebbe potuto essere usata da sola come terapia per l’ipogonadismo maschile. ogni sua movenza ogni suo gesto emanava dei messaggi cifrati , misteriosi e meravigliosi, ed ogni uomo con un tasso appena sufficiente di testosterone avrebbe potuto interpretare quei messaggi nel giusto modo. Vederla muoversi, così inconsapevolmente e naturalmente e nello stesso tempo con quella sapienza così antica impressa direttamente  nel codice genetico metteva immediatamente in agitazione.

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