Una esperienza importante per acquistare fiducia in sè stesso.

Il campionato stava quasi per finire : se l’Ardisci avesse vinto la partita finale col Padova Avrebbe dovuto sostenere la finalissima nazionale niente meno che contro la squadra giovanile del Milan. Non era mai successo.

La partita col Padova fu durissima, si vedeva che I giocatori di citta’ avevano piu’ tecnica e piu’ schemi, ma Fabio Martino, il capitano quel giorno fece il suo capolavoro: una rovesciata al volo che miracolosamente a cinque minuti dalla fine si insacco’ all’incrocio della porta avversaria. Giacomos salto’ su dalla panchina gridando come un ossesso. Sio era affezionato ai compagni ed in particolare a Fabio il generosossimo capitano. Gli ultimi cinque minuti firono giocati in pratica nell’area dell’Ardisci, il Padova prese anche un palo, ma allo scadere l’ardisci e Spera aveva vinto e si era guadagnata la finalissima nazionale col Milan. La prima volta nella storia. La partita col milan avrebbe dovuto essere disputata la domenica seguente nello stadio di S. siro e fu preparata nel migliore dei modi. Del fatto si interesso’ anche la stampa locale pubblicando una fotografia della squadra con tutti I nomi dei giocatori. Naturalmente Giacomo non c’era. Il sabato si presento’ anche il presidente che tenne un breve discorso dove incitava  a dare il massimo senza risparmio e strinse la mano a tutti. L’interesse di tutto il paese era rivolto a quell’evento non c’era bisogno di raccomandarsi per ottenere tutto l’impegno possibile da parte di tutti. Se mai si correve il rischio opposto, quello di andare fuori giri e non rendere per la troppa emozione. Giacomo la notte del sabato non riusci’ a chiudere occhio raggiunse due ore prima del tempo la sede della societa’ da dove sarebbe partita la corriera per Milano. Il mister era anche lui nervosissimo perche’ all’appello mancava la mezzala destra Bracchetto che aveva avuto nei giorni precedenti un attacco di appendicite acuta. Mezzala destra era anche il ruolo di Giacomo che tuttavia non si fece illusioni, sicuramente il mister avrebbe cambiato ruolo a qualcun altro e l’avrebbe esluso anche questa volta.

Salirono in corriera ed erano tutti estremamente tesi, nessuno aveva voglia di parlare, soltanto Panetto, il libero per rompere il ghiaccio si rivolse ad Giacomo e disse “Hai giocato un bel campionato quest’anno, forse un tantino largo sulla fascia” tutti risero anche Giacomo ed iniziarono a chiaccherare. Il mister disse che ci sarebbero stati gli osservatori di molte grandi squadre, che ormai tenevano d’occhio I giovani gia’ dalla culla. Rambo e Stiles I due terzini si misero come al solito a litigare su chi era il migliore su quale dei giocatori che loro marcavano avesse fatto piu’ goals e cose di questo genere. Rambo aveva un fisico possente saltava bene di testa ed era anche molto tecnico. Stiles invece era piuttosto magro piccolino quasi segaligno, con gli occhialetti, ma picchiava , batteva e picchiava dal primo all’ultimo minuto della partita. Era quasi impossibile eludere la sua sorveglianza senza ricevere in cambio per lo meno un paio di calcioni, sui cross tratteneva sempre l’avversario per la maglietta, quando non gli perstava I piedi. Aveva poi la straordinaria abilita’ di non farsi espellere enemmeno ammonire dall’arbitro. Dio solo sa come facesse. Forse sara’ stato l’aspetto da primo della classe anemico e segaligno, fatto sta che in tre anni che giocava non era mai stato ammonito anzi molto spesso era l’avversario che reagendo alle sue provocazioni finiva espulso. Il mister per non perdere tempo diede le formazioni al posto di Bracchetto avrebbe giocato Ciorber un giocatore che di solito giocava in difesa. Benche’ Giacomo lo sapesse gia’ provo’ una fitta di dolore e si ammutoli’. D’altra parte queste erano le regole del calcio o le accettavi o non ci provavi nemmeno. Ci furono poi I soliti sfotto’ tra difensori ed attaccanti I soliti luoghi comuni: “Il portiere e l’ala sinistra sono I due matti della squadra” e le solite canzoni che si cantano in corriera. Arrivarono a Milano senza neppure accorgersi. Lo stadio di S. Siro era un’arena imponente che avrebbe impressionato chiunque e loro avrebbero avuto l’onore di scendere in campo dove tanti campioni del calcio avevano giocato, era un’impressione che faceva tremare le gambe. Furono ricevuti da un accompagnatore del Milan che si complimento’ con Il mister per I risultati ottenuti e furono pregati di sbrigarsi perche’ la partita avrebbe dovuto iniziare alle 11, non c’era quindi molto tempo da perdere. Gli spogliatoi erano grandi e confortevoli faceva una certa impressione pernsare che li si erano spogliate mitiche figure del calcio come Gianni Rivera, Pierino Prati, ma anche giocatori di altre squadre come Gigi Riva o Paolo Rossi. Era veramente la scala del calcio italiano e d era facile rendersene conto. Arrivo’ l’arbitro per il rituale del riconoscimento dei giocatori, si raccomando’ che il gioco dovesse essere corretto e diede ragguagli sulle punizioni di prima e di seconda. Finalmente arrivo’ il momento di scendere in campo. Giacomo si accomodo’ come al solito in pamchina. Il pubblico era sicuramente numenroso, due o tremila persone che tuttavia sparsi nelle enormi tribune di s. |Siro semmbravano quattro gatti. A Giacomo sembro’ di notare tra il pubblico l’imponente figura del padre e la cosa lo rincuoro’ e gli fece piacere. Alfonso non era il tipo che si arrabbiava anche se lui era sempre in pamchina anzi lo capiva e partecipava ai suoi problemi. L’arbitro fischio’ tre volte ed il match inizio’ Si vedeva chiaramente che il milan era di un’altra categoria. Giocavano come l’Ardisci solamente ad una velocita’ doppia. L’Ardisci era pressoche’ schiacciato nella propria aerea si affidava ogni tanto a qualche contropiese sostenuto da Picchio la mezzala sinistra e da panetto, ma non bastava. Verso il decimo minuto l’oumo marcato da Rambo scappo’ come una freccia sulla sinistra, il terzino dell’Ardisci lo rincorse e lo sgambetto’. Punizione per il Milan che per fortuna prese il palo. Con una fortuna enorme la partita al 15 era ancora sullo zero a zero . Intanto Stiles aveva iniziato a commettere ai danni del suo avversario, un pezzo di marcantonio che superava gia’ il metro e settanta di statura, tutta una serie di falli : trattenute , pestoni, puntate sugli stinchi ed altri falli ancora che non si erano mai visti in nessuna categoria, inventati per il momento. Eppure nessuno gli aveva insegnato a giocare in quel modo era solo il suo modo di esprimenrsi e lo aveva adottato da primo giorno che aveva messo piede in un campo di calcio. Un comportamento innato si potrebbe dire. Per quanto l’allenatore predicasse la correttezza in campo, quello era il gioco piu corretto che Stiles riusciva a fare, prendere o lasciare.

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