Nel passato la convivenza tra uomini ed animali era molto più intima.

BESTIARIO LOCALE

Quand’ero bambino ricordo che il mio paese era pieno di animali. Quando all’età dell’asilo o delle elementari mi capitava di andar fuori casa da solo, mi imbattevo quasi sempre in Epi, un levriero inglese che girava liberamente senza museruola per le strade, e ti rincorreva rendendo avventurosa anche la più normale passeggiata.In campagna capitava a volte di incontrare una sfrecciante lepre e qualcuno ogni tanto vedeva anche la poia, la poiana, che rapiva qualche gallina. La poia roteava solenne nel cielo come un aquilone, tanto che l’aquilone da noi si chiama ancora poia, e c’era (non so se ci sia ancora) un modo di dire molto efficace per indicare una persona spaventata o sbigottita e perplessa: “Gheto visto la poia” (hai visto la poiana?). Così attraverso quel rapporto così intimo con la natura e con gli animali si arricchiva anche il lessico locale.In montagna c’era una vipera potenziale dietro ad ogni sasso. Durante l’estate, il pomeriggio iniziava il concerto delle cicale che continuava la sera con quello dei grilli che cantavano illuminati dalle lucciole. Al mattino incominciavano gli uccelletti: un baccano da non poter dormire, altro che i TIR di oggi. Dentro ai fossi: spinarelle, rane, girini, salamandre, tritoni.Nelle stalle c’era ancora chi aveva la vacca vera che mungeva con le mani per avere il latte.Non animali da allevamento, ma vacche vere, chiamate per nome, di cui si conoscevano le abitudini e le preferenze alimentari ed affettive.Dietro a casa mia, nella campagna dei Borinoni, che adesso è riempita di villette da un miliardo l’una, raramente, passavano i pastori coi cani e le pecore. Si poteva, parlando con loro, avere uno scambio culturale che ti portava a contatto con problemi incredibili ed affascinanti: i lupi, le aquile, il freddo, le avventure dei cani. Proprio nella campagna dei Borinoni sono andato varie volte a caccia di rinoceronti ed elefanti armato di una piccola fionda e di una grande fantasia, mai ucciso un pachiderma, lo giuro, ma almeno ci provavo.Ogni tanto in paese si fermava qualche circo a conduzione familiare con qualche animale esotico effettivamente poco tutelato, se vogliamo poco tutelato quasi quanto i proprietari del circo. Parlando con questa gente si apprendevano cose nuove, emozioni che non possono essere ricavate soltanto dalla lettura dei libri. Era gente diversa che ci offriva cose diverse, si arrangiava come meglio poteva per poter donare anche a noi una possibilità di vita terribile e meravigliosa. Non come oggi: tutti a fare i concorsi statali e tutti poi, espertissimi di regole e leggine, ad aspettare la pensione. Che depressione!

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