Vecchi ricordi di un’amicizia tra ragazzi.

 

Giallo per noi era un mito, una vitalità da cane boxer, una resistenza infinita ed una bontà quasi stupida, una bontà da non potersi fidare, colpiva a caso, senza che nessuno di noi l’avesse meritata. Giallo a modo suo era furbo, a modo suo, come quella volta che ,giocando a carte, fece una scopa di cavallo, tirando simultaneamente un cinque ed un quattro. Cinque più quattro fa nove ed il cavallo vale nove. Che c’è tanto da meravigliarsi. Non fa una grinza.

Quando c’era da conoscere una ragazza mandavamo sempre avanti Giallo, le sue frasi erano sempre strane, interessanti, lasciavano un po’ٍ di sgomento  e ci davano il tempo di intervenire in seconda battuta: ” Io ti capisco ma non ti comprendo. Ti amo ma non ti desidero. Non ti toccherei nemmeno con un fiore, ma ti palperei alquanto volentieri.” In questi frangenti nei ragionamenti di Giallo c’era sempre un’ affermazione , seguita da una negazione. Questo disorientava quasi sempre le nostre interlocutrici che non tagliavano immediatamente la comunicazione e dava modo al Siaresa di intervenire in seconda battuta.” Giallo vuol dire che………”.

Erano sempre cose logiche di buon senso e scontate quelle che diceva il Siaresa ma ormai il discorso era avviato. Il Siaresa al contrario di Giallo era opportunista e voleva arrivare al sodo, dava appuntamenti, invitava a ballare cose di questo genere. Noi invece si voleva solo fare casino e movimento. Anche a scuola Giallo si faceva interrogare, ma non per prendere un bel voto, solamente per far ridere la classe. Quando vedeva che c’era un momento di molla, di noia, si sentiva in dovere di intervenire per sollevare il morale di tutti, era così Giallo, per questo gli volevamo tutti bene e lo aspettavamo per ogni avventura.

Giallo giocava bene a calcetto, non il calcio a sette, ma il calcio Balilla; al Patronato si passavano intere domeniche pomeriggio tra il calcetto il Ping pong, il flipper e le carte. Erano queste le nostre uniche occupazioni e preoccupazioni di allora. Giallo ,essendo mancino, aveva una mediana favolosa, tirava certe bombe, segnava certi goal che sembravano spaccare il legno dietro la porta avversaria.

Non essendo molto alto di statura, quando giocava a ping pong e la palla era corta, si buttava con tutto il corpo, di peso sul tavolo, per poter schiacciare. Una volta gli dissi che non era valido , “Come?” Replico’ٍ ” La schiacciata è perfetta , il tuffo è bellissimo ed il botto sul tavolo è come un punto esclamativo sulla giocata fatta. Aveva ragione lui, quei punti non erano solo validi, ma mitici, dovevano rimanere per sempre nella memoria collettiva del patronato. A calcio era formidabile: le gambe storte e potenti gli conferivano un’andatura caracollante che era già di per sè tutta una serie di finte inconsapevoli. Tirava certe fiondate, certe bombarde dalla sinistra che a guardarlo giocare sembrava un essere invulnerabile.

Sembrava, ma non era veramente invulnerabile. Bastava una banale bocciatura a scuola, una schioppettata da parte del padre o qualche altra stupidaggine a togliergli il buon umore per ben due o tre ore. Cosى era Giallo, ma era un vero sportivo. Ricordo che una sera, dopo essere stati al cinema, io e Giallo ci imbattemmo nella nostra scorribanda notturna, in un impianto sportivo con pista di atletica e buca per il salto in lungo.Ricordo che ingaggiammo una gara a due indimenticabile che duro’ parecchie ore.

Giallo a volte si innamorava delle parole, ad esempio quella sera la parola “ Recalcitranti” sembrava affascinarlo. “Reacalcitranti” urlava prima di spiccare il volo, “ Bisogna essere recalcitranti” e saltava. “Recalcitranti” urlavo anch’io esaltato,  e saltavo a mia volta. Forse eravamo due inconsapevoli futuristi ,gia’ in ritardo rispetto ai colleghi.

Non erano salti olimpionici. Io saltavo circa 5 metri, Giallo forse anche un po’ٍ meno, lui mi batteva nelle gare di potenza, ma fu una lotta epica fra veri sportivi, altro che le problematiche e gli ingaggi miliardari di oggi, quello era sport vero, e la spuma all’arancio che bevemmo dopo la competizione era più stimolante di qualsiasi doping del mondo.

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