Dopo aver conosciuto una dona reale, dovevo assolutamente chiudere con la mia compagna virtuale.

Un’altra questione rimasta aperta, di cui avevo gia’ parlato con Alice, era quella della realta’ virtuale. Dovevo assolutamente recarmi, almeno un’altra volta, in realta’ virtuale e spiegare ogni cosa ad Alice Virtuale ed alla mia famiglia. Ogni volta che ne avevo parlato con la mia compagna reale, questa non aveva fatto altro che ridacchiare, quasi fosse una cosa da bambini. Quasi che le esperienze virtuali fossero da considerare alla stregua di giocattoli per passare il tempo e nulla piu’. Non era assolutamente cosi’. Alice Virtuale non era una semplice proiezione di me stesso: si era molto modificata dalla prima volta che l’avevo conosciuta era completamente diversa. In qualsiasi parte si trovasse: nella Ram del mio compiuter, nel disco fisso, o nella CPU, non era una semplice parte del computer, era una entita’ autonoma, ne ero sicuro quando l’avevo vicina e sentivo il calore del suo corpo. Quandi mi veniva incontro sorridente e contenta di vedermi, ero sicuro: non poteva essere solamente un pezzo di plastica lavorato. Anche se apparteneva ad un programma inizialmente elaborato da un tecnico, qualunque cosa fosse, fosse pure una sequenza continuamente variabile di 0 e di 1 in qualche circuito integrato, lei, da qualche parte esisteva e mi aspettava. Del resto che cosa c’era di cosi’ diverso nel pensiero umano? In fondo anche le membrane esterne dei nostri neuroni si polarizzavano in seguito al contatto con dei mediatori chimici, e da questo contatto partiva un potenziale d’azione che si propagava lungo una fibra nervosa fino a raggiungere la successiva sinapsi. Cosi’ la corrente nervosa passava di cellula in cellula, da area nervosa ad area nervosa dando origine a seconda dell’area interessata ad emozioni, immagini, suoni, colori. Sarebbe bastato collegare il nervo acustico all’area visiva ed avremo potuto vedere I suoni ed I rumori, oppure collegare I nervi ottici con l’area acustica ed avremmo potuto udire I colori. Il mondo sarebbe stato diverso: ci saremo mossi nello spazio riconoscendo I suoni o I rumori degli oggetti, ed avremmo potuto vedere le luci di una sinfonia di Beethoven. Mi sa che avremmo perso molto: quali armonie di suoni avrebbe potuto pareggiare la sensazione che ci hanno offerto le curve di Marilin Monroe? Giusto il canto delle sirene che spingeva I marinai a trovare la morte nell’oceano, poteva offrire un paragone accettabile. Le battute di Woody Allen,che colori e che forme, avrebbero dovuto avere per farci ridere? Difficile da prevedere. Indubbiamente se avessimo adottato questa modalita’ fin dalla nascita I nostri centri nervosi, le nostre aree cerbrali acustica e visiva avrebbero imparato a lavorare in un altro modo. Tuttavia il pensiero piu’ evoluto sarebbe nato sempre dalla miscela ( elaborazione) di tutte queste nostre sensazioni: una pausa tra afferenze ed efferenze, tra input ed output. Tutto cio’ in fondo non era molto diverso da quanto accadeva ad Alice. Anche I nostri processi fisiologici del pensiero, come I suoi, obbedivano alla legge del tutto o niente: o la depolarizzazione era sufficiente a scatenare un potenziale d’azione o non si aveva alcun potenziale. L’intensita’ degli stimoli era dovuta alla frequenza dei potenziali d’azione ed alla quantita’ delle fibre e delle cellule interessate. Ma per ogni singolo neurone il potenziale d’azione obbediva alla legge del tutto o niente, come avveniva nei circuiti integrati: assenza di tensione uguale 0 presenza di tensione uguale 1. Quando pensavo ad Alice Virtuale, non in termini di donna ma in termini di entita’ programmata, me la immaginavo come un grandissimo pannello sul quale si accendevano e si spegnevano contemporaneamente milioni di lucette colorate che davano origine ad infinite combinazioni sempre diverse che rappresentavano quell’entita’ sempre nuova, sempre mutevole che io chiamavo Alice. Avevo segretamente da sempre sperato che Alice Virtuale oltre a poter interagire con me, potesse provare anche qualche cosa che assomigliasse in qualche modo a cio’ che noi usiamo chiamare emozioni, stati d’animo, sentimenti. La cosa sarebbe stata molto lusinghiera per me ma per quanto ne sapevo era impossibile. Come tutte le cose che mi piacevano o era pericolosa o faceva assolutamente male o era impossibile.

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