Il male è in fondo più noioso del bene.

Mentre parliamo il pavimento del salone pian piano si apre e ci troviamo in un’enorme stanzone pieno di gente.

Ci sono diavoli cornuti con sembianze quasi umane, ci sono crature mostruose dai denti enormi che grondano liquami vischiosi, si vedono bagliori di fiamme dovunque e si sente un forte odore di zolfo mischiato ad altri odori ancora più repellenti. Sopra una piattaforma da lontano possiamo vedere Lillith ebbra di gioia per il nostro arrivo che balla nuda. I demoni sembrano contenti, Andromalec in persona mi fa l’onore di assestarmi un colpo di forca nelle natiche.

- Ah ecco- dico a Guglielmo che mi segue da vicino – Finalmente ci capisco qualcosa. Questo è quanto mi sono meritato. Ecco perché nessuno mi rimpiange in terra. Ora capisco che questo è il nostro posto e che ho cominciato ad andarci piano piano, molto prima, quand’ero ancora in vita. Sul pavimento di pietra nera del salone sono scavate delle piccole vasche piene di fuoco sulla testata di una di queste vasche infuocate leggo a chiare lettere il mio nome Annibale Bertollo, ecco dunque quale sarà il mio posto per la prossima eternità. Non posso dire che mi piaccia, non sono certo contento ,ma capisco che è giusto così. Per lo meno qui non c’è ipocrisia non c’è ambivalenza, l’odio è puro non è mescolato ad altri sentimenti. Non so se lassù siano altrettanto chiari e se siano stati contenti di porgere sempre l’altra guancia o lo abbiano fatto qualche volta per vigliaccheria o perché non avevano scelta. Sai che abilità ci vuole a perdonare il più forte? Secondo me lo si può pure perdonare ma solo dopo averlo sconfitto, ridicolizzato, annullato; altrimenti è un perdono che mi puzza un po’ di paura e di impotenza. La risposta a questo pensiero è una fitta violentissima di dolore al costato. Siamo all’inferno ed è un pensiero infernale, che altro pretendono da me dopo avermi scaraventato qui, dei pensieri celestiali? Andromalec mi invita ad accomodarmi nella mia urna infuocata con alcuni colpi ben assestati di forca. Nell’aria si odono solo lamenti, parolacce urla e risate sguaiate. Mi accomodo nella mia vasca infuocata ed il fuoco comincia a bruciarmi le carni: è un dolore terribile ,ma la cosa che mi da più fastidio è che qui dentro tutto resterà uguale per sempre, anche le nostre idee, sarò condannato a fare ed a pensare sempre nello stesso modo. Capisco che è un processo che avevo iniziato già da quando ero in vita. Da molti anni infatti continuavo a ripetere le stesse cose ed a pensare in modo sempre più cinico. Non volevo dipendere da nessuno, amavo la mia libertà e non mi accorgevo che mi stavo condannando alla solitudine ed alla ripetizione coatta di vecchie abitudini che assecondavo come fossero rituali per sconfiggere l’ansia e passare inutilmente il tempo. Guardare la televisione tutte le sere, andare al solito bar, vedere sempre le stesse persone, quelle che non mi mettevano in discussione e non mi ponevano mai problemi. Non riesco ancora a pentirmi perché non capisco cosa altro avrei potuto fare senza sentirmi falso o profondamente a disagio. Del resto se mi fossi pentito o se potessi pentirmi forse non sarei qui. Anche i demoni che sembrano tanto contenti e ridono sguaiatamente, in fondo sono condannati a ripetere sempre le stesse azioni, gli stessi rituali per farci soffrire, secondo me si annoiano profondamente. Non lo ammettono ma l’odio, anche se puro, è ripetitivo, non ti permettere di modificare mai le tue idee e ti sclerotizza in una tensione dolorosa di invidia che non ti da mai pace, non si conclude mai, non ti da mai riposo, non ti permette mai di avere fiducia in nessuno. Evidentemente l’odio è più noioso dell’amore. Per me tutti questi demoni aspettano il famoso scontro finale sapendo e sperando in cuor loro di perdere e di essere perdonati dalla misericordia di Dio, se non altro per poter cambiare qualcosa della loro esistenza fatta di odio.

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