Anche se apparentemente inutili, le nozioni imparate a scuola serviranno sempre nella vita di ogni giorno.

                                                          

 

Mio cugino Ernesto si è diplomato ragioniere senza fare un solo compito d’italiano. Li ha sempre copiati dai libri dei temi. Per la verità alle medie aveva tentato di scrivere anche qualche pensiero suo, qualche breve nota su quello che trovava scritto, ma i risultati erano sempre deludenti. Aggiungeva poche cose: – La mamma è buona. Il papà è lavoratore- Al massimo, paonazzo per lo sforzo- Il papà è un gran lavoratore-  ma gli sembrava sempre di essere troppo fantasioso e prolisso: – Che c’è tanto da dire joccàn- pensava. Purtroppo, al momento della consegna dei compiti, trovava che i professori avevano sottolineato in blù e rosso solo i punti dove aveva messo i suoi pensieri. Così imparò una lezione fondamentale che non avrebbe più dimenticato: – Se si deve copiare, bisogna copiare tutto di sana pianta, non aggiungere assolutamente niente di testa propria. Cominciò a copiare i temi più facili, poi, man mano che proseguiva la sua carriera, si permise di copiare anche quelli più difficili con parole a lui incomprensibili. Piano piano divenne il migliore della classe, con una strana difficoltà nell’espressione orale, da attribuire,secondo i professori, alla timidezza del ragazzo.

Alle superiori acquistò tutti i libri dei temi in commercio e modificò il proprio banco ricavandone uno strumento quasi magico, pieno di intercapedini e di anfratti segreti dai quali era facilissimo estrarre e far scomparire foglietti di ogni genere. Fu subito chiaro che non l’avrebbero mai scoperto: troppo geniale ed intelligente per loro. Fu solamente quando ebbe l’intuizione che avrebbe dovuto trovare differenti modi di copiare in relazione alle differenti situazioni che avesse incontrato nella sua carriere, fu solo allora, che divenne un vero professionista, ammirato da tutti. Copiava con una facilità disarmante, e a volte, per non annoiarsi, fingeva delle difficoltà inesistenti ed usava una strategia diversa, un piano d’emergenza, che avrebbe potuto servirgli nei casi disperati. Tutto ciò solo per esercitazione e per non annoiarsi troppo. Al terzo anno, aveva brevettato un sistema di specchietti collegati alla giacca ed ai pantaloni che gli avrebbe permesso di copiare facilmente anche guardando la professoressa dritto negli occhi. Era un genio, ma tutti isuoi marchingegni, non avevano niente di tecnologico, né tantomeno di informatico. Considerava quei sistemi degli escamotages indegni di lui, dei veri e propri imbrogli contrari alla sua etica. Ernesto usava soltanto astuzia, marchingegni meccanici, qualche semplice principio di ottica elementare, un grande senso del teatro ed un tempismo perfetto ed innato. Uno dei più grandi problemi che dovette affrontare era la differenza di rendimenti tra lo scritto e l’orale. Ernesto aveva un vocione baritonaleed una pronuncia sgraziata, quanto alle idee che esprimeva, erano le stesse delle medie. Era estremamente sintetico e non capiva come si potesse continuare a parlare per interi minuti di simili banalità. Così, quando lo interrogavano, aveva imparato a trattenere il fiato, ed a diventare prima paonazzo, poi francamente cianotico, a questo punto balbettava, si irrigidiva ed emetteva raffiche di sillabe a caso, poi era colto da violenta cefalea e qualche volta anche da sangue da naso ( inchiostro Pellikan). Alcuni professori si commuovevano di fronte alla timidezza ed alla serietà che il bravo giovane dimostrava impegnandoso in modo tanto eclatantee decidevano di fargli le interrogazioni per scritto. Altri lo mandavano alla toilette dove mio cugino reperiva immediatamente la risposta alla domanda, ed appena arrivato in classe rispondeva balbettando, dimostrando così di essere preparato e di avere solamente grossi problemi di timidezza e balbuzie. Del resto la scuola moderna sta abbandonando quasi del tutto le interrogazioni orali, questo per poter avere una documentazione , dicono, e Ernesto era d’accordo con loro. Era un tipo moderno lui, non come certi all’antica. Un altro grosso problema che doveva affrontare era che qualche volta doveva obbligatoriamente andare fuori tema. A volte i titoli dei temi che i professori gli assegnavano non comparivano in nessun libro dei temi. In quelle occasioni mio cugino sceglieva un tema simile e lo copiava di sana pianta senza aggiungere una sola virgola. Era la regola aurea che aveva imparato alle medie e che non avrebbe tradito per nulla al mondo. Questa tecnica tuttavia non funzionava sempre. Una volta gli diedero da svolgere un tema su di una fgita scolastica istruttiva che la classe aveva fatto in una risaia. Lui copiò un tema sulla scoperta dell’America, giustificandosi poi, su mio consiglio, asserendo che in fondo, ogni gita, ogni viaggio è una scoperta dell’america. La professoressa quella volta non fu soddisfatta, così nel compito successivo, gli diede da parlare del commercio dei maiali e vitelli nell’alto veneto.

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