La Ditta per difendere I propri dipendeti distrugge definitivamente la concorrenza esterna.
Quasi a confermare il mio presentimento, proprio in quel momento parti’ il segnale d’allarme generale. In tutti gli uffici, in tutte le officine, in tutti I locali della Ditta, il rumore assordante, sgradevole, terrificante delle sirene esplose a tutto volume. Contemporaneamente dagli altoparlanti posti un po’ ovunque, la voce di monsignor Caravaggio esortava tutti alla calma ed a mantenere il controllo dei nervi. Era solo la nostra Ditta che si stava difendendo dalle aggressioni esterne, e questa volta sarebbe stata l’ultima difesa, quella definitiva. Monsignor Caravaggio assicurava che per I dipendenti non ci sarebbe stato alcun pericolo: grazie alle nuove tecnologie, a quei famosi pannelli imbottiti di piombo ed ai vetri speciali eravamo completamente protetti e sicuri. Mentre la voce calma e sicura di Caravaggio continuava a fornire rassicurazioni, quello che tutti ormai da tempo ci aspettavamo divenne improvvisamente e definitivamente realtra’ sotto I nostri occhi e le nostre orecchie. Si udi’ un gran frastuono un rumore spaventoso ed innaturale seguito dopo pochi istanti da altre esplosioni ancora piu’ forti. In pochi minuti, in tutto il mondo erano stati lanciati migliaia di missili atomici della potenza pari a circa 40 chilotoni di TNT, al nucleo di uranio. In tutte le citta’ di tutto il mondo, un missile atomico ogni 20 chilomentri stava esplodendo distruggendo definitivamente quella che era stata la civilta’ esterna alle grandi Ditte, anzi, per migliaia di anni, l’unica civilta’ umana esistente. Dalle finestre dell’ufficio potevamo vedere le enormi esplosioni, I bagliori che si succedevano. Non ci furono scene di panico, tutti avevamo inconsciamente immaginato per anni questo momento ed ora che era arrivato ci sembrava di stare assistendo ad una scena inevitabile scritta , dalla notte nei tempi nel DNA, nel destino dell’uomo. Alice mi abbraccio’ e pianse sommessamente e compostamente. Io pensai al mio amico Agostino, a tutti I collaboratori che avevano lavorato con noi nello scatolificio, pensai alla citta’ di Milano, ai suoi rumori, alle sue contraddizioni stridenti, ai soldi ed alla spietatezza economica, alla sua meravigliosa liberta’, pensai alle speranze di milioni e milioni di persone troncate in quel preciso istante, ma non riuscivo a piangere, rimanevo inspiegabilmente calmo a guardare. Le bombe produssero tre tipi di forze distruttrici: un’ onda d’urto procedente alla velocita’ del suono che appiatti’ tutti gli edifici; raggi termici ad una temperatura superiore alla superficie solare che bruciarono, ustionarono, distrussero ogni essere vivente per un raggio che arrivava a toccare il raggio della bomba sganciata piu’ prossimamente; e radiazioni che si propagavano alla velocita’ della luce e la cui efficacia mortale sarebbe perdurata nel tempo. Tutto era stato studiato accuratamente per non dare scampo ad alcuno, era stata preferita la strategia di sganciare tante piccole bombe contemporaneamente, (ognuna di queste bombe aveva circa la potenza di quattro volte quella sganciata ad Hiroscima) rispetto a quella di sganciarne poche e potentssime. Il 35% dell’energia totale delle bombe consisteva in raggi termici, circa il 50% era contenuto nell’onda d’urto,e circa il 15% era energia radioattiva, era un coktail mortale dal quale non ci sarebbe stato scampo per nessuno. Varie colonne a forma di fungo si levarono instantaneamente dalle varie esplosioni e salirono fino a raggiungere la stratosfera. Dopo circa 20 minuti si sviluppo’ una tempesta di fuoco causata dalla rarefazione dell’aria sovrastante le zone colpite dalle bombe; inizio’ poi un forte vento proveniente da tutte le direzioni che continuo’ per ore. Tizzoni ardenti di materiali infiammabili, lamiere cartoni mulinavano nell’aria e ricadevano sul terreno portando distruzione e morte e contribuendo ad incendiare ogni altro materiale infiammabile. Il vento fu accompagnato da una pioggia nera, densa e vischiosa, provocata dalla condensazione del vapore acqueo contenuto nella massa dell’aria ascendente. La pioggia provoco’ la ricaduta sul terreno delle particelle radioattive. Fortunatamente gli scienziati della Ditta avevano previsto tutto cio’, ed avevano approntato degli speciali strumenti che usavano ventilatori e getti d’acqua e che mettendosi in funzione, avrebbero provveduto ad allontanare gran parte delle particelle radioattive dagli stabilimenti della Ditta. La voce calma di Caravaggio dagli altoparlanti ci fece sapere che I nostri scienziati avevano trovato il modo di ridurre di moltissimo il tempo di dimezzamento della radioattivita’, entro pochi anni saremo potuti uscire liberamente dagli edifici della Ditta e andare a ricostruire il mondo. Ci stavamo avviando verso una nuova era di prosperita’ e di pace, il prezzo da pagare era stato altissimo, ma era stata l’unica soluzione possibile, l’unica soluzione definitiva che avrebbe eliminato per sempre ogni tensione sociale, ogni differenza intollerabile tra gli uomini e avrebbe permesso la nostra sopravvivenza in questo pianeta per un tempo indefinitamente lungo. Molti piangevano sommessamente guardando dalle finestre lo spettacolo della fine della civilta’ dalla quale provenivamo, alcuni avevano amici al di fuori della Ditta, alcuni avevano addirittura sperato di poter uscire a farsi una nuova vita. Ora che tutto era finito ci sembrava che ogni cosa avesse seguito il suo corso naturale, che questa catastrofe fosse stata scritta da sempre nel destino del mondo. L’angelo della morte era passato ed aveva diviso I buoni dai cattivi: era il prezzo che l’umanita’ doveva pagare per poter sopravvivere. Era stata presa una decisione necessaria che nessuna persona, nessun individuo singolo avrebbe potuto prendere, infatti la responsabilita’ di quanto stava accadendo non era di un uomo, ma era della Ditta stessa. Era la Ditta che leggendo nel nostro inconscio collettivo aveva agito nell’unico modo che noi pur non potendo ammettere avevamo inconscamente desiderato, l’unico modo che avrebbe garantito per sempre la nostra sicurezza e la sua stessa esistenza.
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