Malgrado tutti I pericoli affronto la radioattività e scappo dalla Ditta.

Cosi’ anche la nostra  Ditta, divenuta l’istituzione per eccellenza, aveva risposto alla sua maniera al nostro bisogno di sicurezza, alle nostre paure di essere annientati e sopraffatti dalla realta’ esterna. La Ditta aveva preservato ogni dipendente dal prendere una decisione insopportabile, probabilmente aveva fatto cio’ che era giusto, aveva interpretato la volonta’ inconsapevole dei suoi dipendenti. Adesso che il destino era compiuto, nessuno di noi era sorpreso, molti piangevano sommessamente, ma era come se tutti avessimo saputo che prima o poi sarebbe dovuto succedere. Alcuni giovani impiegati, che probabilmente non avevano mai messo piede all’esterno, avevano addirittura iniziato a correre per I corridoi degli uffici e degli stabilimenti sventolando le bandiere della Ditta e gridando vittoria! Vittoria! Cantando l’inno della Ditta, schiamazzando, scherzando e festeggiando. A me sembravano dei cori   sacrileghi e quantomeno inopportuni in un momento come quello, ma se c’era qualcuno che pensava di aver vinto chissa’ quale guerra, significava che la Ditta, ancora una volta, aveva ben intepretato I sentimenti reconditi dei suoi dipendenti e si era presa la responsabilita’ di prendere la giusta decisione per tutti. Questo era anche cio’ che stava ripetendo attraverso gli altoparlanti la voce tranquilla di monsignor Caravaggio: ” Era stata presa la decisione giusta, l’unica possibile e compatibile con la nostra sopravvivenza. Del resto, se le  Ditte di tutto il mondo erano state concordi ed avevano deciso per noi all’unanimita’, significava che questa scelta era la migliore non solo per il nostro bene egoistico, ma anche per creare una societa’ diversa, piu’ giusta, basata sui valori della fratellanza universale e della solidarieta’ tra I dipendenti.”

Quella  sera, monsignor Caravaggio  celebro’ una messa in suffragio delle anime di tutti gli uomini che quello stesso giorno erano morti in tutto il mondo. Ebbe parole di comprensione per chi  aveva perso la vita, li chiamo’ nostri fratelli e disse che le Ditte non avevano mai considerato I singoli uomini come nemici. Nemico era solamente il sistema che avevano adottato perche’ era divenuto piu’ forte dell’uomo  stesso ed invariabilmente, malgrado le piu’ buone intenzioni da parte dei singoli, con la scusa della liberta’, avrebbe finito per trascinare l’umanita’ verso l’odio, l’egoismo, il razzismo e l’incomprensione tra uomo ed uomo. Disse che in futuro avremmo dovuto adattarci ad una riduzione, ed alla fine ad una scomparsa della personalita’ e della coscienza individuale affinche’ si potesse sviluppare appieno la consapevolezza della Ditta che sarebbe divenuta essa stessa un individuo e avrebbe pensato per noi. Singolarmente eravamo troppo deboli, troppo mutevoli, leggeri ed influenzabili per essere affidabili. Le enormi energie, e le tecnologie che avevamo raggiunto erano troppo potenti per essere affidate all’uomo soggetto com’era alle passioni, all’odio, al risentimento, all’amore e persino alla pazzia. Nessuno si sarebbe fidato ciecamente delle decisioni di un uomo. Tutti avrebbero pensato prima o poi che egli avrebbe agito per I propri interessi o soggiogato da altri gruppi di potere. Invece se avessimo imparato ad affidarci ciecamente alle Ditte avremmo potuto vivere per sempre fiduciosi di raggiungere  ognuno  esattamente la posizione piu’ adatta alle sue possibilita’. Bastava solamente scordarsi di essere degli individui separati gli uni dagli altri e vivere come formiche in  grossi formicai dimenticando la consapevolezza individuale. Una formica da sola non si era mai vista, non esisteva nemmeno disse Caravaggio, ma all’interno di un formicaio poteva vivere sicura e potente. Capii finalmente qual’era la meta della teologia della Ditta di monsignor Caravaggio: annullare la consapevolezza e la responsabilita’ dei singoli uomini e far nascere delle entita’ pensanti sovraindividuali che avrebbero badato a noi e ci avrebbero governato per sempre. Avremmo dovuto vivere come degli insetti pronti ad ogni sacrificio per il bene della nostra societa’, del nostro termitaio. Compresi che un’epoca era finita, ora avremmo potuto vivere per sempre in quel giardino dell’Eden senza conoscere qual’era il bene ed il male, liberi da ogni responsabilita’, preservati dallo stress delle scelte. Compresi subito che l’umanita’ per moltissimi anni avrebbe attraversato una nuova eta’ dell’oro.

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