Mi formo una vera famiglia virtuale.

.      Il mio amore per Alice Virtuale era perfetto. C’era un’intesa psico-fisica totale. Ogni volta che l’abbracciavo, lei vibrava di passione, sapeva capirmi, sapeva attendere I miei tempi, non si lamentava di non essere stata compresa, mai un risentimento a causa mio carattere o sull mio disordine , non si sentiva trascurata ne’ poco importante. E non era una bambola di cartone come mi aveva fatto notare una volta il dottor Quadrangolo, lei mi dava anche dei buoni consigli, mi sapeva prendere e mi amava veramente senza volermi cambiare. Sempre piu’ persone ormai spendevano gran parte del loro tempo libero in realta’ virtuale e tutti ne erano entusiasti. I nuovi programmi erano cosi’ avanzati ,che con l’aiuto di qulche innoqua pastiglietta, l’illusione dell’esperienza virtuale diveniva allucinazione vera e propria. Non ci si accorgeva piu’di avere una doppia vita, ma si credeva di vivere realmente l’esperienza che la realta’ virtuale offriva. Ed era splendido. Bastava solo ricordarsi di salvare ogni volta, sul disco fisso, l’esperienza appena trascorsa altrimenti si correva il rischio di ripetere per due volte la stessa avventura e cio’ risultava veramente penoso e stucchevole, specialmente con Alice Virtuale che ormai amavo con tutto il cuore. Rimanevo veramente nauseato quando ero costretto a  ripetere per due volte, quasi esattamente gli stessi discorsi, e quando vedevo  ripresentarsi ,alla stessa battuta, lo stesso identico sorriso o peggio quando la vedevo accendersi di passione per me, nello stesso  identico momento in cui cio’ era accaduto la volta precedente. Il dottor Quadrangolo, quando gliene parlai, mi disse anche che quei programmi erano stati studiati sulla base dei miei test psicologici proiettivi. Cioe’ veniva costruita una realta’ su misura per ognuno di noi. Quindi non era Alice Virtuale che io amavo ma , ancora una volta me stesso. Ancora una volta era il mio narcisismo ad essere accontentato , ma non avrei potuto ricavare niente di veramente nuovo, niente di veramente arricchente da quelle esperienze, che in realta’ continuavano a parlare e riparlare sempre e solo di me. Anzi secondo lo psichiatra, erano come una specie di droga che a lungo andare avrebbe finito per atrofizzare sia il mio corpo che il mio cervello. Per quanto riguardava il corpo, io ne avevo cura e facevo un po’ di ginnastica tutti I giorni, prima di recarmi In ufficio. Quanto al cervello , per il lavoro che facevamo, bastavano pochissimi neuroni, e a me, come a molti altri, la realta’ virtuale piaceva troppo per rinunciarvi. Poi ad un certo punto non si sapeva piu’ cosa fosse reale e cosa non lo fosse, e nemmeno cio’ mi importava molto. Ormai con Alice Virtuale avevo messo su famiglia ed avevamo avuto due figli: Roberto e Marco. Il primo aveva gia’ 25 anni, si era gia’ laureato in ingegneria, ed era avviato ad una brillante carriera di dirigente, non so bene di quale attivita’, mentre Marco continuava ad avere cinque o sei anni, era molto simpatico, anche se un po’ rumoroso. A differenza di quanto avevo sentito dire sui bambini, I miei non disturbavano mai, non avevo mai avuto a che fare con pannolini sporchi, pianti  notturni o malattie del sabato sera. Qualche volta Marco piangeva, ma sempre al momento giusto, quando io ero disponibile e ben preparato.  Li avevo proprio educati bene ed erano venuti su proprio come volevo io. Forse saranno stati solamente delle proiezioni dei miei desideri, come avrebbe detto Quadrangolo, ma io li volevo bene ugualmente e loro non ne soffrivano anzi ricambiavano il mio sentimento. Ogni volta che li vedevo, erano contenti, mi raccontavano tutte le loro esperienze e chiedevano consigli, soprattutto il piu’ vecchio, Roberto ascoltava, e teneva sempre in grande considerazione tutto cio’ che gli dicevo. Mi aiutava quando avevo qualche problema, era molto studioso ,ma anche molto sportivo, giocava bene a calcio, ed era titolare della squadra del programma, era gentile con tutti, ma allo stesso tempo molto sicuro di se e deciso. Forse era solamente tutto cio’ che sarei voluto essere io. Anche mio padre avrebbe voluto fare di me un ingegnere, avrebbe voluto che gli avessi fatto fare bella figura con gli amici primeggiando nello sport e nella scuola, avrebbe voluto che gli avessi procurato qualche rivincita, ma io sembravo essere un bastian contrario. Quando giocavo a calcio e vedevo che c’era lui a vedermi, le mie gambe si bloccavano, non mi divertivo piu’, sbagliavo ogni passaggio e tiro diventando sempre piu’ rigido ed imbranato. Soffrivo molto per queste ingerenze egoistiche da parte di mio padre, tanto che, alla fine, sono arrivato ad odiarlo e ad evitarlo, perche’ avevo capito quanto distruttivo, per la mia personalita’ potesse essere questo tipo di  comportamento. I miei figli non soffrivano affatto per questo problema, non avevano nemmeno bisogno di essere spinti da me perche’ si comportavano cosi’ spontaneamente. Roberto era divenuto ingegnere in poche sedute di programma e aveva gia’ 25 anni nonostante fosse passato ben poco tempo dalla sua nascita. Questo poteva accadere perche’, durante la vita virtuale, non si sprecava tempo, e le esperienze importanti si succedevano ad un ritmo diverso. Se penso al mio passato ho la sensazione che la mia vita  potrebbe essere riassunta in pochissime scene: l’immagine tranquilla di mio nonno che mi sorride mentre mi accompagna a fare un giro in bicicletta, mia madre preoccupata, mio padre che urla, Io, sdraiato su di un prato che  parlo ad un amico, osservando una coccinella e mi rendo conto di esistere, la prima volta che ho guardato una donna in un modo un po’ diverso, la prima volta che ho visto Alice, poche cose che ho studiato al liceo che mi sono piaciute, la prima sbronza, le partite di calcio, le partite di tennis, I ghiaccioli, il mare, e poco altro. Il resto del tempo ha poca importanza lo passiamo a fissare un punto bianco sul muro, a pensare a quanto abbiamo fatto, lo passiamo in bagno o annoiandoci. Gran parte della vita passa mentre siamo affacendati a vestirci, lavarci, o fare le faccende domestiche. Non conta molto, forse serve solo a ruminare, a digerire quanto ci e’ capitato di significativo. Invece durante le esperienze vissute in realta’ virtuale, tutto cio’ non avviene, si vive solo il tempo che ha significato, non appena si e’ pronti a farlo. E’ incredibile constatare quante cose si possono fare in questo modo . Per questo Roberto si era laureato in un periodo cosi’ breve, e mi aveva quasi raggiunto come eta’. Marco invece continuava ad avere cinque o sei anni, probabilmente perche’ non eravamo pronti, o meglio, non ero ancora pronto a vederlo crescere. Per questo passavo ormai gran parte del tempo libero in realta’ virtuale, perche’ era cosi’ piacevole e non ci si annoiava mai. Per quanto potesse dire il dottor Quadrangolo, per me, la mia famiglia virtuale era una famiglia vera e propria. Non avrei mai potuto lasciarli soli, senza di me, loro non potevano vivere, non esistevano nemmeno. Del resto farsi una famiglia durante le esperienze virtuali era un’attivita’ lecita, anzi consigliata dalla Ditta. L’importante era non crearsi una famiglia reale con figli propri, per I quali si sarebbe inevitabilmete avuto un atteggiameto di favore o iperprotettivo che sarebbe stato inevitabilmente  contrario all’etica aziendale.

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