Passaggio dal reale al virtuale.
Dopo la scomparsa di Alice anch’io ebbi un periodo di depressione. Mi sembrava che la vita di tutti I giorni non avesse piu’ alcun senso, cosi’ mi misi a leggere molti romanzetti proibiti che parlavano della vita nel mondo esterno, la vita dei tempi in cui le ditte non erano ancora chiuse: leggevo di viaggi, di avventure, di attivita’ pericolose, di esplorazioni, persino di caccia. Per qualche periodo mi baleno’ persino l’idea di uscire fuori dalla protezione della Ditta, di andarmene in cerca di fortuna e di affrontare le difficolta’ del mondo esterno per mio conto, senza l’aiuto di nessuno. Poi capii che non era neccessario : non c’erano viaggi piu’ belli, non c’erano cacce piu’ avventurose, pericolose e che mi avrebbero potuto dare le stesse emozioni e pericoli dell’andare a donne. Cosi’ cominciai ad uscire sempre con segretarie diverse, talvolta mi spingevo fino alle aggressivissime manager. Ognuna di loro era diversa, era un’intero universo da esplorare. Bastava un gesto, un’ inflessione diversa nel modo di parlare, un sorriso, una ritrosia, una particolarita’ qualsiasi, a risvegliare in me l’istinto della scoperta nuova. Mi sentivo un novello Ulisse alla scoperta dell’universo. ” Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”. Nella metafora del corpo e della mente femminile trovavo la risposta a tutta la mia sete di avventura e di novita’. Mi piacevano le segretarie del project con le loro calze nere, I loro modi impeccabili ed impersonali, mi piaceva far loro dei complimenti, come si usava una volta, ed osservare la loro reazione sempre compiaciuta e meravigliata. Anche se qualche volta, qualcuna di queste ragazze mi prendeva in giro per I miei modi antiquati, a lungo andare, se io mi dimostravo sufficientemente sincero, tutte erano piacevolmente colpite e ricambiavano l’interesse che io avevo per loro, non fosse altro che per poter ricevere ancora una volta un’immagine positiva di se stesse. Io mi comportavo come uno specchio che restituisce sempre e comunque un’immagine positiva. Ed era vero, non mentivo, mi piacevano veramente tutte. Anche le manager, cosi’ prepotenti, cosi’ arroganti mi procuravano in fondo delle emozioni piacevoli. E poi erano veramente pericolose: altro che la caccia alla tigre, quella era veramente una caccia pericolosa. Le donne manager tendevano a graffiarti l’anima e a masticarti, piu’ che a morderti. Per loro il fatto stesso che in Ditta, la loro posizione gerarchica era superiore alla mia, bastava ed avanzava per sentirsi superiori in tutto e per tutto. Per loro, io ero un semplice impiegato, e dovevo sentirmi onorato per il solo fatto di avere il permesso di frequentarle. Con loro era una continua battaglia, volevano sempre decidere tutto , erano cosi’ propositive e cosi’ sicure di se’, che talvolta risultava difficile la stessa comunicazione: erano abituate a comandare e basta! Il corteggiamento diventava con loro un’attivita’ molto piu’ pericolosa ed avventurosa della caccia praticata dai nostri antenati del mondo esterno. Gli antichi cacciatori erano sempre avvantaggiati anche rispetto alla piu’ feroce delle belve, mentre qui’ era una battaglia ad armi pari, che si doveva condurre con garbo ed intelligenza. Poteva divenire un’attivita’ pericolosa anche fisicamente: si sentiva sempre piu’ parlare di nuove malattie sessualmente trasmesse e molto pericolose. Probabilmente vi erano stati dei rapporti sessuali tra la gente dell’esterno e qualche dipendente della Ditta, fatto sta che anche fra di noi si era diffuso un certo contagio di queste malattie. E’ vero che se un dipendente veniva scoperto affetto da una malattia contagiosa, veniva calorosamente invitato dalle autorita’ ad andarsene fuori, tuttavia un certo pericolo rimaneva. L’avventura quindi non mi mancava, ma non le amavo, le scopavo ma non provavo sentimenti per loro. Era solo una specie di sport, una specie di gara al termine della quale era solo il nostro narcisismo a rimanere soddisfatto o deluso, non vi era un reale scambio di sentimenti e nemmeno di comunicazioni veramente intime, cercavamo solo di fare bella figura per poter avere una migliore immagine di noi stessi. Tutto qui. Non volevamo veramente conoscere l’altro, ma noi stessi. Dopo un po’ mi stufai anche di questa vita, e mi avvicinai alla realta’ virtuale. Bastava indossare un casco computerizzato ed uno speciale guantone, oggi sostituiti dai piu’ pratici elettrodi cerebrali, e potevi entrare in un nuovo mondo, potevi recarti in pochi minuti in localita’ lontanissime, senza dover sopportare gli inevitabili disagi, I disguidi, I ritardi, il traffico di ogni viaggio. Nei viaggi virtuali visitai tutto il mondo, ma ancora non mi bastava. Poi finalmente Il nostro settore di informatica lancio’ un nuovo tipo di programmi virtuali : erano delle vere e proprie esperienze di vita durante le quali non solo potevi visitare luoghi realmente esistiti o anche inventati ex novo, ma potevi conoscere anche nuove persone. Fu proprio durante uno di questi viaggi che incontrai la mia attuale compagna che chiamero’ Alice Virtuale. La conobbi durante una festa da ballo, era bionda anche lei, ed assomigliava a Merilin Monroe, tutte le curve al posto giusto, tutta morbida ed accogliente, pronta a farsi proteggere e sempre molto interessata a tutto cio’ che le dicevo. Non era mai occupata, almeno quando c’ero io, rideva sempre alle mie battute e si divertiva per tutto quanto facevamo assieme. Me ne innamorai subito perdutamente, mi sembrava di vivere in un paradiso, il tempo passava senza noia, le giornate erano regolate sul mio tempo soggettivo, quindi quando dovevo riposare ci si riposava e quando ero pronto all’azione c’era sempre qualcosa da fare: si giocava a tennis senza eccessiva fatica fisica e si potevano fare delle giocate di gran classe, bastava pensarle; si facevano delle feste meravigliose, il tempo era fantastico ed il panorama splendido. E’ vero, ogni tanto si sentiva uno sgradevole stranissimo odore, come di plastica bruciata che rendeva l’esperienza irreale, ma era soltanto un errore del programma, che sarebbe stato corretto quanto prima.
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