Una terapia poco ortodossa, ma funziona.
FUMO PASSIVO
Oggigiorno si fa un gran parlare del fumo passivo e dei danni alla salute che provocherebbe; eppure
c’è stato un tempo in cui il fumo passivo era addirittura gradito.
Ricordo che lavoravo presso la casa di riposo di wolsten, in collina, e a quei tempi molti dei degenti non potevano permettersi alcun lusso. I soldi della pensione servivano a malapena a pagare la retta della casa di riposo ed i vizi che i vecchietti potevano permettersi erano ridotti al lumicino. Talvolta qualcuno spendeva 45 centesimi per acquistare una lattina di coca cola e doveva parlare poi con gli altri degenti per giorni di quell’esperienza, di quel piccolo luso extra di cui aveva goduto. Ogni tanto qualcuno fumava ed allora gli amici più cari si sedevano accanto a lui, mentre in seconda e terza fila, più distanti dal fumatore, si sedevano gli altri amici, meno intimi, ed infine i conoscenti. Tutti aspiravano il fumo, boccata dopo boccata con voluttà, commentando l’aroma ed i ricordi passati che il sapore del tabacco evocava. Era un modo per stare insieme e parlare del passato visto che il futuro non sembrava tanto allettante. Il fumatore principale aspirava la prima boccata. I vicini di sedia a destra e a sinistra attendevano l’emissione del fumo e poi aspiravano a loro volta. C’era chi accompagnava il gesto portando alla bocca l’indice ed il medio della mano destra come se dovesse avvicinare una vera sigaretta alla bocca e a sua volta emetteva rumorosamente una boccata di fumo ormai rarefatto, commentando sul gusto del tabacco. A questo punto intervenivano i vicini in seconda posizione e così via. Finchè del fumo non rimaneva che l’idea, erano dosaggi ormai omeopatici di aroma di tabacco buoni solo per la fantasia e per innescare antichi pensieri, antiche fantasie, antichi stati d’animo. Intere vite si coagulavano intorno al fumo, vite quasi tutte andate in fumo , ma ancora ricche di ricordi e di passate emozioni. Il fumo, come il gioco delle carte in certe osterie serviva per parlare senza dare alla cosa un grande peso e senza dare importanza. Per certe persone era come se parlare per il solo gusto di raccontarsi fosse qualcosa di disdicevole, qualcosa da fannulloni di cui vergognarsi. Erano uomini che non avrebbero mai osato parlare di sè senza motivo, ma usavano la scusa del gioco delle carte, per potersi conoscere, potersi arrabbiare e poter dar sfogo ad emotività rimaste a lungo inutilizzate ad aspettare occasioni che non arrivavano mai. Per molti, specialmente per chi è abituato ad una vita dura vita di lavoro, dove nessuno ti regala niente, è più facile avere rapporti con gli altri litigando piuttosto che ascoltando le infinite lamentele del prossimo. Chi ti ascolta senza voler nulla e senza essere pagato da nessuno è molto sospetto, sembra stia facendo qualcosa di falso e di affettato, ma se uno litiga con te , non c’è dubbio è sincero. Chi ti ascolta perchè è pagato dai servizi sociali o perchè è uno psicologo, è insipido. In fondo in fondo sai che non vale, non è vero, non è onesto, non te lo sei veramente meritato, ma chi litiga cerca veramente te e non vuole nulla in cambio, è tremendamente reale. Non si spiegerebbe altrimenti tutta la passione e tutto l’impegno che molta gente mette nelle partite di carte nei bar, dove la posta in palio è solo la consumazione, non si spiegherebbero tutte le offese reciproche che i giocatori si lanciano, non si spiegherebbe nemmeno tutto l’odio che i tifosi di squadre di calcio rivali nutrono tra loro. Perchè dovrei azzuffarmi con un uomo solo perchè non gli piace la mia squadra di calcio e mi accusa, seppur indirettamente, di aver comprato qualche arbitro? Sembrerebbe incredibile, eppure queste cose avvengono tutti i giorni negli stadi e nei bar di tutta Italia. E’ un tentativo per identificarsi in qualcosa, un tentativo di essere qualcuno, un di acquistare una posizione gerarchica in un gruppo, un tentativo di scambiare informazioni, emotività e pensieri, sia pure litigando. Avete poi notato che più un anziano è cattivo prepotente ed intollerante e più a lungo vive? Per vivere a lungo bisogna imporsi e per imporsi va a finire che si rompono le scatole a qualcun altro. Non è bello a dirsi, ma temo contenga un pò di verità. Quando uno molla, perde gli interessi per la vita, non disturba più nessuno, ed alla fine muore. Tutto questo interessarsi alla vita può avvenire solo attraverso l’aggressività? Non è detto! Ecco la novità del fumo passivo. Il fumo passivo è un attività che non predispone neppure al litigio, toglie l’imbarazzo del rapporto fatuo, del rapporto inutile e senza ragione senza incrementare l’aggressività. Va a finire che con la scusa del fumo passivo si arriva a parlare senza litigare senza nemmeno apparire falsi e vuoti. Il fumo passivo permette la conoscenza reciproca, lo scambio dei ricordi e la formazione di una certa gerarchia di gruppo senza per questo predisporre alla violenza ed al litigio e senza dover sentirsi imbarazzati ( io non vengo a parlare per niente, io vengo per fumare). Sembrerebbe l’ideale. Per primo fu il dottor Evaristo Schiapparelli del centro di Igiene mentale di Walsten a notare che nei gruppi di anziani dediti al fumo passivo le condizioni cognitive miglioravano, l’aggressività diminuiva, migliorava pure il tono dell’umore e la richiesta di interventi medici e farmacologici diminuivano drasticamente. Schiapparelli si scontrò frontalmete con la comunità scientifica: era ormai dimostrato da parecchi studi scientifici di tutto il mondo che il fumo passivo era dannoso. Cosa voleva fare adesso questo eccentrico medico? Voleva cercare la notorietà con questa sparata tanto inverosimile quanto in controtendenza con le idee dominanti? Il buon senso suggeriva che le teorie di Schiapparelli erano balorde, tuttavia nessuno riuscì mai a confutare i suoi dati. I vecchietti miglioravano e richiedevano meno cure e si lamentavano meno. Così Schiapparelli propose l’uso del fumo passivo a dosaggi omeopatici come terapia della senescenza, dell’Alzhaimer e delle demenze di varia natura ed in particolare in tutte le forme accompagnate da iperaggressività. Mentre nella comunità scientifica mondiale si dibatteva sull’efficacia e sulla scientificità del metodo Schiapparelli del fumo passivo a dosi omeopatiche, nella casa di riposo di Walsten, la Gelmina Moro, un delle più anziane ospiti, ebbe una brillante idea. Avendo notato che dopo alcune boccate le sigarette andavano in fumo,ed essendo i degenti in continue ristrettezze economiche, propose di conservare il fumo stesso. La sua idea era semplice e geniale: invece di espirare il fumo nell’aria il fumatore doveva munirsi di una cannuccia ed espirarlo dentro una bottiglia che al termine della fumata sarebbe stata tappata e sigillata, etichettata e conservata. L’idea si fece strada rapidamente ed in poco tempo la casa di riposo si riempì di bottiglie di fumo di tutte le annate e di tutte le marche. Presto si ricevettero le prime donazioni: Paul Getty Junior donò 15 bottiglie di fumo di sigari cubani Avana, pregiatissimi. Anche altri miliardari, americani e non, cominciarono a donare bottiglie di fumo da tabacchi pregiatissimi e rari, così in poco tempo nacque la fumoteca di Walsten, una delle fumoteche più fornite del mondo, con migliaia di bottiglie sigillate ed etichettate a fare bella mostra di sè sugli antichi scaffali della casa di riposo. Una bottiglia poteva durare per molte volte: bastava ricordarsi di riespirare all’interno di essa alla fine della fumata collettiva. E’ vero che il fumo si diluiva sempre più, ma era proprio questo il concetto del fumo passivo a dosi omeopatiche : ridurre gli effetti negativi del fumo fino a conservare solo un vago ricordo, un profumo di cose passate che non faceva più male, ma, come le madelaine di Prustiana memoria, evocava antiche reminiscenze e favoriva lo scambio delle esperienze all’interno del gruppo dei partecipanti alla seduta di fumo omeopatico. Diluendo e diluendo alla fine resta non resta il nulla, resta invece lo spirito del fumo, la forza rappresentativa, la monade del fumo; ed è quello che ci serve. Oggi, come tutti sanno, la terapia del fumo passivo di Schiapparelli è stata bandita dalla comunità scientifica: il fumo fa male, fa venire il cancro ai polmoni. Il fumo a dosi omeopatiche non provoca il cancro ma è sconsigliato per motivi igienici.
Currently there are no comments related to "Una Terapia Alternativa". You have a special honor to be the first commenter. Thanks!
Welcome to Authspot, the spot for creative writing.
Read some stories and poems, and be sure to subscribe to our feed!